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Louis Bromfield : Autunno

Q uando lo sguardo si posa per la prima volta sulla copertina di Autunno , dello scrittore americano Louis Bromfield , a catturare l'attenzione non sono né il titolo - di per sé piuttosto banale - né il nome dell'autore - ai più pressoché sconosciuto - bensì la graziosa illustrazione realizzata in origine da Pierre Brissaud per la rivista parigina La Gazette du Bon Ton , in cui sono ritratte alla perfezione tutte le sfumature della stagione autunnale: i caldi colori della natura che muta aspetto, il soffio sottile e persistente dei primi venti settembrini, e il palpabile velo di malinconia che pervade il periodo dell'anno in cui cadono le foglie, quasi a suggerire un'analogia - implicita eppure percettibilissima - con la vita che scorre inesorabile verso l'epoca della maturità , tra i rimpianti per un'esistenza ormai trascorsa e l'impossibilità di recuperare il tempo perso. D'altro canto è proprio così che andrebbe interpretato quell' Autunno - ...

Grazia Deledda: La madre

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L a prima volta che ho sentito parlare di Grazia Deledda non è stato per i suoi meriti letterari. Avrò avuto circa otto o nove anni, e mentre mi divertivo a tracciare percorsi immaginari nello stradario della mia città (si trattava, all'epoca, di un fascicolo recapitato a casa insieme all'elenco telefonico o alle pagine gialle), mi sono imbattuta in una via che portava il suo nome. Per vari motivi, le vie intitolate alle figure femminili mi hanno sempre incuriosita. Capitava spesso di vedere strade dedicate a politici, patrioti, letterati o esponenti del clero, ma erano quasi sempre uomini; le donne, invece, erano generalmente più rare. Così, ogniqualvolta ne scoprivo una, iniziavo a fantasticare e a formulare fantasiose congetture sull'identità della signora in questione e sulle ragioni che avevano spinto qualcuno a dare il suo nome ad una via... Da quel primo fugace incontro sono trascorsi molti anni prima che la Grazia scrittrice facesse realmente capolino nella mia v...

Edith Wharton: Estate

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S econdo il calendario, è passato circa un mese dall'ultima volta in cui mi sono seduta al computer per dedicarmi al blog; eppure, l'impressione, è che di tempo ne sia trascorso, in realtà, molto di più. Sarà probabilmente colpa del clima, o per meglio dire, di quella repentina - e per me sempre un po' traumatica - transizione verso la bella stagione, che congedando i primi scorci di una primavera tardiva, ci ha catapultato in men che non si dica tra gli scenari infuocati di un'estate a dir poco rovente! Sono bastati appena pochi giorni, ed il vociare scalmanato dei ragazzini che si riversavano per strada all'uscita da scuola, ha ceduto il passo al silenzio assordante dei lunghi pomeriggi estivi, interrotto soltanto dal rumore fugace di qualche auto lungo le vie semideserte, e dall'incessante canto dei tanti uccelli che dimorano in città: compagnia ormai costante - e, ahimè, non sempre gradita - nelle troppe notti insonni di questa stagione. Da sempre, l...

Edna Ferber: So Big. Una storia americana.

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“Si sedette guardandosi le mani, quelle mani forti e senza un graffio. Di colpo e d'istinto pensò a un altro paio di mani, quelle di sua madre, con le nocche ingrossate, la pelle screpolata... espressive... con tutta la sua vita scritta sopra. Le cicatrici. Lei ne aveva.” S o Big s'intitola il romanzo: So Big come il nomignolo affibbiato nell'infanzia a Dirk DeJong. Il protagonista però, non è lui, bensì sua madre Selina, ed è infatti questo il nome che Edna Ferber, costretta poi a rinunciarvi per esigenze editoriali, avrebbe voluto vedere stampato sul frontespizio del suo libro. Una scelta che indubbiamente sarebbe stata più coerente, ma le leggi dell'editoria, si sa, a volte possono essere terribilmente ingiuste... un po'come la vita. Già, la vita; così Simeon Peake la descriveva a sua figlia: “È tutta una grande avventura. Un bello spettacolo. Ricordati, non importa cosa succede, se sono cose belle o brutte... è comunque tutto di guadagnato.”...

William Somerset Maugham: Il velo dipinto.

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O gni volta che prendiamo in mano un romanzo e ci lasciamo trasportare dalla lettura, la sensazione è che la storia che l'autore intendeva raccontarci sia tutta lì, stampata tra quelle pagine che abbiamo sotto gli occhi. Non ci rendiamo conto, però, o forse, semplicemente, tendiamo a non farci caso più di tanto, che dietro ad ogni storia che leggiamo - sia essa un fatto reale, o il frutto della fantasia di uno scrittore - si nascondono innumerevoli altre storie , magari altrettanto interessanti, di cui ignoriamo completamente l'esistenza. Non sto parlando della trama o delle vicende dei personaggi, bensì della miriade di retroscena relativi alla nascita stessa del romanzo: le circostanze in cui esso è stato concepito, i fatti che hanno ispirato lo scrittore, gli aneddoti particolari... quel genere di cose, insomma, che sembrano fatte apposta per appagare la nostra curiosità, ma che, soprattutto, ci aiutano a comprendere più a fondo l'opera che abbiamo dinanzi e, in un certo...

Sándor Márai: Le braci
L'estenuante ricerca del senso dell'esistenza umana.

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“Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire ad estinguerne le braci.” È una sera d'estate del 1940, e nella solitudine della sua stanza, in un antico castello ai piedi dei Carpazi, un uomo si prepara ad un incontro fatidico: un incontro che ha atteso pazientemente per una vita intera. Henrik, questo il suo nome, è un generale a riposo che in quelle stanze ampie e malinconiche ha trascorso gran parte della sua esistenza fianco a fianco con i propri fantasmi, gli stessi che lo tormentano da ben quarantun anni e quarantatré giorni: vale a dire da quando la sua strada e quella del suo fraterno amico Konrad si sono improvvisamente divise, senza una parola, senza alcuna spiegazione, lasciando nel cuore di Henrik soltanto lo spettro di una verità amara e inconfessabile: quella di un legame proibito, e fino ad allora insospettato, tra sua moglie Krisztina e l'inseparabile compagno della sua gioven...

Thomas Hardy: Nel bosco.
The Woodlanders o “sulla volubilità umana”.

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N on occorre spiegare a parole il fascino di un libro come The Woodlanders : basta leggerne appena qualche pagina per veder materializzarsi intorno a sé un universo sensibile, fatto di colori, suoni, ed infinite percezioni; un universo che il lettore riesce ad avvertire quasi fisicamente, dove le più genuine manifestazioni della natura s'intrecciano con le atmosfere cupe che aleggiano perennemente sul paesaggio fin quasi ad assorbirlo, come a voler simboleggiare l'estrema precarietà dell'esistenza umana e la sua infinitesima piccolezza rispetto all'immensità del creato. Ambientata nello sperduto villaggio agreste di Little Hintock, ed incentrata sull'innato legame tra il bosco e i suoi abitanti (i woodlanders del titolo, appunto), la storia ha inizio quando la ventenne Grace Melbury, figlia unica di un mercante di legname, fa ritorno al paese natale dopo un periodo trascorso in città presso un'esclusiva scuola per signorine. Profondamente influenzata dal...

Katherine Mansfield: La casa delle bambole.

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C i sono affinità, in ambito letterario, difficili da spiegare. Le avvertiamo, talvolta, nei confronti di personalità apparentemente distanti anni luce da noi: quel genere di autori che difficilmente includeremmo tra i nostri preferiti, e che tuttavia, ogni volta che incrociano la nostra strada (o magari sarebbe più corretto dire: ogni volta che noi incrociamo la loro) riescono ad affascinarci in modo singolare, ad ispirarci un'attrazione immediata e destinata a durare nel tempo. Ricordo perfettamente il mio primo incontro con Katherine Mansfield. Avevo all'incirca quattordici anni e frequentavo il liceo. Una mattina, l'insegnante di Lettere propose l'analisi di un brano tratto dal libro di testo - un'antologia vecchio stile costituita per lo più da frammenti di varie opere letterarie - e dopo un rapido esame, la sua scelta cadde su La lezione di canto , un breve racconto scritto, appunto, da Katherine Mansfield. Katherine Mansfield Non saprei dire con esa...

O. Henry: Il dono dei Re Magi

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E d anche quest'anno è di nuovo Natale. E come di consueto, accanto all'albero, al presepe, e ai doni, tornano anche tutte quelle piccole abitudini personali che ciascuno di noi mantiene vive negli anni e che, col passare del tempo, si sono trasformate in tradizioni irrinunciabili senza le quali non sembrerebbe neppure Natale. Nel mio caso, ce n'è soprattutto una a cui mi dedico volentieri ogni dicembre, ed è la lettura di racconti natalizi. Personalmente, del Natale amo ogni sfumatura: dalla sua essenza più autentica e spirituale, che è la radice stessa del cristianesimo, alla componente più frivola, fatta di luci colorate, regali da scartare ed alberi scintillanti; fin da piccola, però, un aspetto del Natale mi ha sempre affascinato in modo speciale: quello umano. Già, perchè, come ho poi realizzato, con maggior consapevolezza, crescendo, le Feste - ancor più di ogni altra circostanza della nostra vita - riescono a portare alla luce con particolare trasparenza gli as...